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Isola di Sant'Antioco cenni storici  
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[Pozzo nuragico Cannai] [Laghetto di Gruttiacqua]

La preistoria e la protostoria

Poco note sono le fasi della Preistoria e Protostoria delle isole sulcitane, sebbene oggi sappiamo di remotissime frequentazioni umane. Recenti scoperte archeologiche consentono di affermare che le due isole maggiori erano certamente frequentate (e/o abitate) da circa 5000 anni prima dell’era cristiana (Neolitico Antico). Lo testimoniano ritrovamenti in diverse località di materiali in pietra scheggiata che possono essere genericamente attribuiti a quell’età. Principali attività economiche erano certamente la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti spontanei, forse accompagnate da qualche forma di agricoltura. Ai tempi posteriori della Cultura di San Ciriaco e Ozieri rimandano l’insediamento di Cannai, a Sant’Antioco; a momenti attardati dell’Ozieri possono anche essere ascritti gli insediamenti del Cronicario, dentro l’abitato di Sant’Antioco, e di Campu Scià Maìn–Tupei, non lontano da Calasetta. Tutti questi siti hanno restituito abbondanti materiali in pietra scheggiata o levigata (punte di freccia, raschiatoi, grattatoi, perforatori, macine e macinelli…), ceramica (frammenti de vasi, tegami, statuine…), e resti di pasto (ossa e conchiglie). L’età del Rame trova attestazioni in ritrovamenti di ceramiche di cultura Monte Claro distribuite qua e la sul territorio, e in alcune strutture monumentali verosimilmente destinate a essere utilizzate come sepolture: un piccolo dolmen o allea coperta e alcuni circoletti in pietra. Monumenti caratteristici del Neolitico Recente e dell’Eneolitico sono in Sardegna le domus de janas e i menhir. Le domus de janas ("case delle fate" o "delle streghe" secondo la tradizione popolare) sono ipogei artificiali scavati nella roccia e utilizzati come sepolture in un arco cronologico molto ampio. I menhir sono invece monumenti subaerei costituiti da semplici pietre oblunghe infisse al suolo; essi avevano forse qualche funzione cultuale, ma si trattava quasi certamente anche di un modo per segnare il territorio. Nell’isola di Sant’Antioco troviamo domus de janas nelle località Is Pruinis, Serra Nuarxis e Sisineddu, mentre due menhir (foto) si trovano nell’istmo di Santa Caterina, che costituisce la naturale porta d’accesso all’isola di Sant’Antioco. Si tratta dei due monoliti noti come "Su Para e Sa Mongia", il frate e la monaca, che la tradizione popolare ha avvolto di terribili leggende.

La protostoria è nell’arcipelago particolarmente ricca di attestazioni, specie sotto forma di nuraghi, villaggi nuragici, pozzi e tombe di giganti. Una disamina particolareggiata della sessantina di siti dislocati nelle due isole è qui impossibile. Certamente degni di menzione però sono, tra i numerosi esempi possibili, i due complessi nuragici di grutiacqua e Corongiu Murvonis (foto). Ivi si rinvengono i resti di grandiose torri nuragiche, degli abitati che le circondavano e delle rispettive sepolture monumentali tradizionalmente note come "tombe di giganti". L’unico edificio nuragico che nell’isola di Sant’Antioco è stato sottoposto a scavi scientifici è appunto la tomba dei giganti di Su Niu 'e Su Crobu ("il nido del corvo"), collocata in un ambiente altamente suggestivo anche sotto il profilo naturalistico. Allevamento ma anche agricoltura, specie nella fertilissima piana di Cannai, oltre a forme di scambi commerciali, dovettero costituire le principali fonti di sostentamento fino all’incontro o allo scontro con popolazioni esterne portatrici  di nuovi modelli culturali.

 

I Fenici

Tra i centri che dalla metà dell’ VIII° sec. A.C. i Fenici fondarono in Sardegna, l’insediamento che raccoglie le testimonianze più significative è quello di Sulci nell’isola di Sant’Antioco, situato nell’area del cronicario e databile intorno al 750–740 A.C.

Gli scavi eseguiti portarono alla luce tracce di antiche abitazioni con ambienti rettangolari situati ai lati di una strada e una struttura complessa con ambienti disposti attorno ad un cortile scoperto, un silos per la conservazione di derrate e una cisterna utilizzata come riserva idrica.

La fondazione della città fenicia è accompagnata dalla nascita del tohpet. Il tophet è una particolare forma di necropoli santuario caratteristico della civiltà fenicio-punica del Mediterraneo occidentale, un’area sacra a cielo aperto dove venivano sepolti i bambini nati morti o defunti in tenera età. I corpi dei neonati, assieme ad offerte di animali, quali agnelli e volatili venivano bruciati, le ceneri collocate in un’urna con oggetti di corredo. Le urne venivano coperte con piattini e deposte al suolo.

Il tophet di Sant’Antioco rappresenta un monumento ricco di suggestione, perché molte urne originali sono state lasciate ove sono state trovate, altre sono state sostituite da copie.

 

I Punici

Con l’inizio della dominazione punica (VI° sec. A.C.), Sulci fiorisce in maniera sorprendente dal punto di vista commerciale.

Dell’abitato punico non resta niente, ma diversi ritrovamenti evidenziano il mutamento di vita determinato dalla nuova popolazione. La città di Sulci si amplia, cambia il rituale funerario con l’introduzione dell’inumazione al posto della incinerazione, nel tophet si introduce una nuova usanza si depongono accanto alle urne le stele figurate.

La necropoli ipogeica occupò tutto il colle su cui attualmente si colloca il castello sabaudo e la piazza di Chiesa.

Le tombe sono costituite da un ambiente sotterraneo, accessibili attraverso un lungo e stretto corridoio in discesa con gradini scavati nella roccia. Lungo le pareti si aprono delle piccole nicchie rettangolari che contenevano parte del corredo dei defunti.

Il nuovo assetto urbano è concepito secondo sistema di fortificazioni articolato di torri e cortine murarie. L’andamento della cinta muraria con le sue caratteristiche strutturali si notano ancora in numerosi punti dell’abitato: nella zona di Monte Cresia, nell’area dell' Acropoli, alla base della struttura del Castello ed in alcuni tratti davanti al tophet.

 

I Romani

La fine del II° sec. A.C. segna la conclusione della dominazione punica e la conquista della Sardegna da parte dei Romani.

Le testimonianze di questo periodo sono varie e di carattere differente.

Va ricordato il Ponte romano, situato all’ingresso di S.Antioco, mentre dell’abitato romano rimangono alcune tracce nel centro.

Dell’età repubblicana rimangono i resti di un Tempio italico con accesso monumentale a rampa inclinata, realizzato tra il II° e I° sec. A.C. su parte della necropoli punica e sulle pendici dell’acropoli.

Ma è soprattutto la necropoli e la ricchezza dei corredi ritrovati a darci una idea della vita del centro.

In età repubblicana l’usanza funeraria più diffusa era la cremazione con la deposizione in una pietra, terracotta o piombo nelle tombe a camera puniche; però rimane qualche traccia di sepoltura monumentale in piccoli mausolei, in particolare quello denominato "Sa Presonedda" con camera rettangolare, provvisto di nicchie e decorata all’interno da mensole a profilo concavo.

La necropoli di età imperiale è collocata sopra la necropoli punica; essa presenta una tipologia articolata, con i defunti inumati in tombe alla cappuccina (dalla caratteristica conformazione a tetto doppio spiovente dei tegoloni di copertura), in fosse terragne e sepolture ad incinerazione dove i resti dei defunti cremati sono sistemati in un vano (anfora a brocca).

I corredi tombali mostrano i legami commerciali e culturali che uniscono Sulcis all’Africa romana; dall’Africa provengono il vasellame da cucina, i vasi in ceramica "sigillata chiara africana" e le lucerne, ma soprattutto le anfore utilizzate come bare nella necropoli che in origine trasportavano l’olio e la salsa di pesce nota come garum e ad età imperiale si deve attribuire il Podium, un piccolo anfiteatro ricavato sul pendio sud orientale dell’acropoli.

Pregevoli mosaici, il famoso mosaico con pantere affrontate ai lati di un grande vaso del Deposito Comunale, statue ed busti raffiguranti personaggi di famiglia imperiale rivelano l’esistenza di una città vasta e importante.

La fine del II° e il principio del III° sec D.C., venne inviato a Sulci un nucleo di popolazioni di stirpe ebraica, ma nell’area sulcitana vi fu  una cospicua diffusione del Cristianesimo.

Il primo e il secondo evento sono ampiamente testimoniati dalle catacombe sottostanti l’antica Basilica.

Effettivamente le cosiddette catacombe di Sulci, sono la più importante testimonianza di archeologia cristiana della città; divisibili in due nuclei denominati di "Sant’Antioco" e di "Santa Rosa" dal nome della madre del santo, esse sono state realizzate mettendo in collegamento e a volte modificando antichi ipogei punici.

La tipologia delle sepolture è varia: caratterizzata da loculi scavati nelle pareti, arcosoli "tombe scavate nelle pareti sormontate da un arco, talvolta dipinto", fosse pavimentali e cassoni a castello.

La tradizione colloca la "camera del Santo" in uno di questi ambienti sotterranei identificandolo come il luogo dove si sarebbe recato a pregare prima di  morire di fronte ai soldati romani giunti per arrestarlo.

 

Museo archeologico

Particolarmente attesa è l’apertura al pubblico del nuovo museo archeologico. Una sezione importante dovrebbe essere dedicata ai recenti ritrovamenti dei villaggi preistorici del Cronicario e Cannai (Sant’Antioco)  e Campu Scià Maìn–Tupei (Calasetta) nel quale dovrebbero trovare sistemazione, le testimonianze archeologiche dell’isola e del circondario. Particolarmente consistente è il materiale dell’insediamento fenicio, di età punica e romana.

Fra i materiali epoca fenicio-punica sono significative due sculture in pietra calcarea raffiguranti leoni (metà VI° sec. A.C.) provenienti dalle pendici dell’acropoli di Sulci ove è consistente il materiale rinvenuto nella necropoli punica in uso dalla fine del I° sec. A.C. Nei corredi funerari sono presenti brocche, anfore, piatti e tazze, dalla caratteristica superficie rosso scuro elementi di corredo personale quali gioielli aurei, collanine e i tipici scarabei in diaspro verde, oltre a  un numero notevole di vasi, coppe, tazze, lucerne, pissidi unguentari a vernice nera di importazione attica.

Tra i materiali di epoca romana spicca il mosaico con pantere databile al II° sec. D.C. e la piccola statua marmorea di figura femminile databile al I° sec. D.C. Alcuni interessanti reperti provenienti da Sulcis sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari: la statuina di muflone di arte protosarda e il gruppo statue-ritratto di età imperiale della famiglia Giulio-Claudia (I° sec. D.C.).

 
 

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